Inizia a Leggere “Abyss – Beyond Destiny“
Un Sovrano sulla Terra
Abyss, un antico e potentissimo Sovrano, giunge sulla Terra e incontra Luca.
È l’inizio di una ricerca che porterà alla luce documenti impossibili, tracce dimenticate e segreti che sembrano oltrepassare i confini del mondo conosciuto.
Oltre il destino
Un’antica profezia annuncia l’arrivo di un essere capace di spezzare le regole di un destino che sembra già scritto.
Al suo fianco, un ragazzo destinato a diventare molto più di ciò che crede.
Tra guerrieri di un’altra dimensione e un conflitto che attraversa i secoli, la loro storia si muove al confine tra ciò che deve accadere e ciò che può ancora essere cambiato.
Verità sepolte nel tempo
La Nightmare Legion, creature nate dagli incubi dell’umanità e il mistero di Aeternum fanno parte di una realtà che si estende ben oltre la Terra.
Seguendo documenti e tracce dimenticate, Abyss e Luca si avvicinano a segreti che mettono in relazione il mondo umano con altre dimensioni.
Leggi i primi capitoli gratuitamente
Scopri l’inizio del viaggio di Abyss e Luca e immergiti in una saga fantasy tra antichi misteri, poteri straordinari e interrogativi sul destino.
Atmosfere oscure, ironia e momenti intimi accompagnano una storia che esplora potere e conoscenza, immortalità e fragilità, identità e libertà.
Quando sarai pronto…
Potrai proseguire la lettura e accompagnare Abyss e Luca nella loro ricerca, tra il mistero di Aeternum e verità sepolte nel tempo.
Prologo
Esistono esseri che attraversano la storia, lasciando dietro di sé imprese, rovine e nomi destinati a essere ricordati. Altri erano già presenti prima che la storia avesse inizio. L’hanno osservata nascere.
Molto prima che sorgessero i primi imperi, prima che gli uomini imparassero a incidere il proprio nome nella pietra e a interrogare il cielo, l’universo era già vivo.
Mondi innumerevoli ruotavano nell’immensità del cosmo. Civiltà antiche prosperavano, combattevano e scomparivano senza che l’umanità potesse sospettarne l’esistenza. Popoli lontani affidavano il proprio destino a sovrani, divinità e creature che nessuna leggenda terrestre sarebbe mai riuscita a descrivere.
La pace assumeva forme diverse. La guerra ne possedeva ancora di più. E oltre i confini di ogni civiltà conosciuta rimanevano verità dimenticate, luoghi inesplorati e misteri così remoti da precedere perfino il ricordo di coloro che li avevano generati.
Tra tutti gli esseri che popolavano quell’immensità, uno aveva attraversato più ere di quante la maggior parte dei mondi ne avrebbe mai conosciute.
Il suo nome era Abyss. Era un Sovrano. Il suo potere si estendeva oltre i confini di un singolo regno e il peso del suo nome era conosciuto da civiltà lontane. Aveva assistito alla nascita e alla caduta di interi popoli, osservato stelle spegnersi e visto realtà mutare sotto il passaggio del tempo. Possedeva conoscenze che molte specie non avrebbero potuto comprendere nemmeno dopo millenni di evoluzione.
Eppure, per Abyss, sapere non era mai abbastanza. Non desiderava conquistare ogni mondo che incontrava, né imporre la propria volontà su ogni essere vivente. Ciò che lo spingeva oltre i confini della sua civiltà era qualcosa di più semplice e, forse, più difficile da soddisfare.
La curiosità.
Voleva conoscere ciò che esisteva al di fuori del proprio dominio. Osservare popoli più fragili, creature dalla vita breve e civiltà che, pur apparendogli primitive, continuavano a creare, combattere, amare e cercare risposte.
Voleva comprendere come vivessero, come pensassero, quali verità avessero scoperto senza possedere il suo potere e quali misteri custodissero senza nemmeno esserne consapevoli. Perché perfino il più sapiente tra gli esseri può incontrare qualcosa che non aveva previsto.
E talvolta le conoscenze più preziose non si trovano tra le stelle più antiche o nei regni più potenti. Possono nascondersi in un mondo fragile, in una civiltà apparentemente insignificante o nella vita di qualcuno che, agli occhi dell’universo, non dovrebbe avere alcuna importanza.
Questa è la storia del viaggio di Abyss attraverso mondi, popoli e misteri che superano ciò che l’umanità conosce.
Un viaggio verso l’ignoto, oltre i confini del suo regno. Oltre ogni conoscenza già acquisita.
Oltre il destino.
Capitolo I – La Distorsione
Il cielo non si aprì. Si piegò.
La deformazione attraversò l’aria senza produrre alcun suono. Per un istante, le linee degli edifici parvero perdere consistenza e la luce artificiale tremò sulle superfici della strada. Non vi fu un’esplosione né un varco chiaramente visibile, soltanto una pressione improvvisa che alterò ciò che le persone presenti avevano sempre considerato normale.
Quando la realtà tornò stabile, Abyss era lì. Non era caduto dal cielo e nessuno lo aveva visto emergere da un punto preciso. Occupava semplicemente uno spazio che, fino a un momento prima, era vuoto.
Rimase fermo al centro della strada, circondato da luci, rumori e vite che si muovevano con una fretta difficile da giustificare. Veicoli e persone seguivano percorsi ordinati, costretti entro confini tracciati sul terreno e regole che sembravano condizionare ogni movimento.
Abyss inclinò appena il capo.
«Questo è uno dei mondi inferiori.» La sua non era una domanda, ma una valutazione.
Fece un passo e il mondo parve accorgersi di lui in ritardo. Una donna rallentò senza capire perché. Un uomo smise di parlare e rimase con lo sguardo fisso nella sua direzione. Altri cambiarono percorso quasi per istinto, mentre chi si trovava abbastanza vicino avvertì un disagio che non riusciva a collegare a nulla di visibile.
Abyss non apparteneva ad alcuna categoria che conoscessero.
Nonostante avesse l’aspetto di un giovane, nella sua immobilità non vi era nulla di comune. Osservava la folla senza sorpresa, lasciando scorrere lo sguardo sui volti, sulle reazioni e sul modo in cui la curiosità umana cedeva rapidamente il posto alla cautela.
«Fragili», mormorò. «Ma numerosi.»
Un suono metallico si impose sul rumore della strada.
Un gruppo di uomini si stava avvicinando con passi coordinati. Non erano civili e non si muovevano per curiosità. La loro disposizione, la distanza mantenuta tra loro e l’attenzione con cui controllavano l’area rivelavano addestramento.
Abyss li attese.
L’uomo alla guida del gruppo si fermò a pochi metri da lui.
«Fermo. Non sei registrato.»
Abyss lo osservò con calma. L’uomo davanti a lui non aveva ancora compreso la propria posizione.
«Registrato…»
Ripeté la parola lentamente, soffermandosi sul significato più che sul suono.
«Un concetto interessante per un mondo che pretende di essere libero.»
L’uomo non rispose. Fece un gesto breve e gli altri modificarono immediatamente la propria posizione. La procedura era già cominciata.
Abyss lasciò uscire un lieve sospiro. Non era preoccupato. Aveva già capito dove sarebbe andata a finire quella conversazione.
«Avete già deciso che cosa sono senza sapere che cosa potrei essere.»
L’attacco partì un istante dopo. Non raggiunse mai il bersaglio. Il movimento si interruppe prima di raggiungere Abyss, come se forza e direzione gli fossero state sottratte all’improvviso. L’uomo coinvolto perse l’equilibrio, mentre gli altri reagirono con un ritardo minimo ma sufficiente a spezzare la precisione del gruppo.
Abyss non si era mosso.
L’aria attorno a lui si fece più densa. I gesti degli uomini divennero incerti e il controllo che avevano mostrato fino a quel momento si incrinò. Uno di loro cadde in ginocchio, schiacciato da una pressione che non lasciava ferite visibili.
Il leader serrò i denti.
«Non è possibile.»
«Possibile è una parola che usate quando non possedete informazioni sufficienti», disse Abyss. «E continuate a pronunciarla come se stabilisse un limite reale.»
Nessuno tentò subito un secondo attacco. L’esitazione si diffuse nel gruppo. Abyss la riconobbe nei respiri trattenuti, nelle mani che non completavano i gesti e negli sguardi rivolti al leader in attesa di un ordine.
Quella reazione, almeno, riuscì a incuriosirlo. Avanzò di un passo.
La distanza tra lui e gli uomini sembrò ridursi in modo innaturale. Nessuno riuscì a stabilire se fosse stato Abyss a muoversi troppo velocemente o se lo spazio avesse semplicemente obbedito alla sua volontà.
Il leader sollevò una mano, ma il comando rimase incompleto.
«Identificati.»
Abyss inclinò nuovamente il capo.
«Identificarmi…»
Per un momento il suo sguardo abbandonò la strada. Qualcosa lo osservava. Non proveniva dagli uomini davanti a lui né dagli edifici circostanti. Era una pressione remota, antica, percepita ai margini della coscienza. Non formava parole, ma trasmetteva intenzioni abbastanza chiare da essere riconosciute.
Comportamento. Controllo. Deviazione.
Abyss socchiuse gli occhi.
«Ancora voi…»
Il leader lo sentì senza comprenderne il significato.
«Che cosa hai detto?»
Abyss tornò a guardarlo. La noia che aveva accompagnato il confronto lasciò spazio a un’irritazione più netta.
«Mi osservate come se fossi un errore da correggere. È una forma di arroganza interessante.»
La pressione sulla strada aumentò. Le persone più lontane si allontanarono in fretta. Gli uomini addestrati rimasero al proprio posto, ma ogni respiro richiese uno sforzo maggiore del precedente. Abyss non aveva ancora attaccato nessuno, e la consapevolezza che potesse farlo in qualunque momento rendeva inutile ogni preparazione.
Avrebbe potuto concludere lo scontro senza difficoltà. Non erano in grado di fermarlo e non possedevano mezzi sufficienti perfino per comprendere ciò che avevano davanti.
Abyss abbassò lo sguardo. Se avesse continuato a rispondere alle loro aspettative, avrebbe finito per assumere esattamente il ruolo che gli avevano assegnato.
Una minaccia. Un errore. Qualcosa da combattere.
Quella conclusione lo irritava più degli uomini stessi. Sollevò di nuovo lo sguardo.
«Non siete un problema. Siete soltanto un primo contatto gestito male.»
Si voltò. Il gesto destabilizzò il gruppo più di qualsiasi dimostrazione di forza. Abyss stava offrendo loro le spalle con la certezza assoluta che nessuno potesse approfittarne.
«Dove credi di andare?» gridò il leader.
Abyss si fermò, senza voltarsi.
«Dove non abbiate già deciso che cosa devo essere.»
Riprese a camminare. Nessuno tentò di colpirlo di nuovo. Gli uomini rimasero sulla strada, con procedure ormai inutili e nessun modo di dare un nome a ciò che avevano incontrato. Abyss, invece, si allontanò senza fretta. Il mondo non gli aveva ancora offerto nulla di davvero interessante. Ma aveva appena cominciato a osservarlo.
Capitolo II – Un Mondo Assurdo
Abyss camminava da quasi un’ora, almeno secondo il modo in cui gli abitanti di quel mondo misuravano il trascorrere del tempo.
Per lui, un intervallo tanto breve aveva poca importanza. Aveva visto civiltà nascere, espandersi e scomparire; aveva osservato popoli convinti di poter durare in eterno ridursi a rovine e nomi dimenticati. Un’ora non rappresentava che una frazione insignificante della sua esistenza.
La città, invece, sembrava attribuire valore a ogni istante.
Le persone procedevano in fretta lungo i marciapiedi, evitando ostacoli, consultando piccoli oggetti luminosi e parlando con individui che non si trovavano accanto a loro. Alcune trasportavano cibo racchiuso in contenitori senza fermarsi a mangiarlo. Altre attraversavano la strada soltanto quando una luce colorata concedeva loro il permesso.
Abyss seguiva quei movimenti con attenzione.
«Curioso.»
Alla sua destra, invisibile a chiunque altro, la presenza spirituale di suo padre lo accompagnava senza interferire con il mondo circostante. Il vecchio Sovrano dell’Oscurità osservava la città con un interesse molto più contenuto.
Abyss continuò: «Sembrano tutti ansiosi di raggiungere un luogo, ma nessuno sembra felice quando ci arriva.»
Nessuno dei passanti gli prestò attenzione. La cosa lo infastidì. Nel suo regno, il suo semplice passaggio era sufficiente a interrompere conversazioni e attività. Interi eserciti si inginocchiavano al suo arrivo, i consiglieri attendevano il permesso di parlare e perfino coloro che non lo avevano mai incontrato riconoscevano immediatamente la presenza del Sovrano.
Lì, invece, una bambina gli passò davanti mangiando un gelato. Non sollevò nemmeno lo sguardo verso di lui. Abyss si fermò e la seguì con gli occhi finché non scomparve tra la folla.
«Mi ha ignorato.»
La voce del padre gli giunse calma, percepibile soltanto da lui.
«Per lei sei uno sconosciuto.»
«È maleducazione.»
«È normalità.»
Abyss rifletté sulla risposta mentre riprendeva a camminare.
«Una normalità decisamente maleducata.»
Poco più avanti, una vetrina attirò la sua attenzione. Dietro il vetro erano esposti dolci di forme e dimensioni diverse, ordinati con una precisione che contrastava con la confusione della strada. Alcuni erano ricoperti di frutta, altri di creme colorate o decorazioni di zucchero. Al centro dell’esposizione si trovava una torta più grande delle altre, composta da più strati e rifinita con una cura evidente.
Abyss si fermò.
Rimase davanti alla vetrina abbastanza a lungo da costringere alcune persone a deviare attorno a lui.
«Non dirmi che stai pensando di entrare», disse suo padre.
«Sto studiando.»
«Stai fissando una torta.»
Abyss non si prese la briga di contraddirlo. Entrò.
Il profumo di zucchero, burro e vaniglia riempiva il locale. Dietro il bancone, una donna anziana stava sistemando alcune confezioni. Quando lo vide, gli rivolse un sorriso professionale.
«Buongiorno. Posso aiutarla?»
Abyss esaminò il contenuto del bancone, poi indicò la torta che aveva osservato dalla strada.
«La voglio.»
La donna si avvicinò alla vetrina.
«Certamente. Quanta ne desidera?»
Abyss la guardò.
«Tutta.»
La donna rise, convinta che stesse scherzando.
«Allora sono quarantadue euro.»
Abyss rimase immobile. La cifra non gli diceva nulla. Nemmeno la parola utilizzata per definirla aveva un significato utile nel sistema con cui era abituato a valutare beni e risorse. Volse lo sguardo verso il punto in cui percepiva suo padre.
«Che cos’è un euro?»
La donna seguì la direzione dei suoi occhi, ma non vide nessuno.
Il vecchio Sovrano dell’Oscurità rispose con pazienza: «È una valuta.»
Abyss tornò a osservare la torta.
«Quindi devo conquistare il regno prima di poterla ottenere?»
«No.»
«Allora perché non me la danno?»
Dietro il bancone, l’espressione della donna si fece più incerta. Dal suo punto di vista, il ragazzo elegante davanti a lei aveva iniziato a parlare da solo di conquiste e regni per una torta.
«Perché qui gli oggetti si comprano», spiegò suo padre.
Abyss studiò nuovamente la donna, il bancone e la torta.
«È un sistema inefficiente.»
Avvicinò una mano al dolce.
«Non osare», disse immediatamente il padre.
Abyss si fermò prima di raggiungerlo. Non aveva bisogno di obbedire. Avrebbe potuto prendere la torta, il negozio e qualsiasi altra cosa desiderasse senza che qualcuno su quel pianeta fosse in grado di impedirglielo. Il problema non era la possibilità di farlo, ma la prevedibilità delle conseguenze.
Un sorriso divertito gli attraversò il volto.
«Volevo soltanto vedere quanto tempo avrebbero impiegato a tentare di fermarmi.»
«Troppo poco perché la situazione diventi interessante.»
Abyss rise.
La donna lo osservò con crescente perplessità, ma lui non le offrì alcuna spiegazione. Si limitò a guardare ancora una volta la torta, poi lasciò il negozio senza prenderla.
Una volta tornato sul marciapiede, si voltò verso la vetrina. Il dolce era ancora lì, perfettamente esposto e protetto da una regola che, per gli esseri umani, sembrava possedere più forza del diritto di chiunque fosse abbastanza potente da ignorarla.
Abyss non comprendeva ancora quel sistema. Proprio per questo, la questione aveva iniziato a interessarlo. Continuò a osservare la città ancora per qualche tempo, poi decise di tornare nel proprio regno.
La distanza tra i mondi non aveva alcuna importanza per lui. Attraversarla richiedeva meno sforzo di quanto ne servisse a un essere umano per chiudere gli occhi.
Lasciò la Terra senza rumore.
Quando il paesaggio cambiò, davanti a lui si innalzavano le torri del suo regno, immense sotto un cielo privo di stelle. Le loro sommità scomparivano nell’oscurità, mentre il palazzo si estendeva oltre ciò che uno sguardo umano avrebbe potuto abbracciare.
I soldati presenti si inginocchiarono all’unisono. Nessuno pronunciò il suo nome. Nessuno osò incrociare direttamente il suo sguardo. Abyss proseguì senza fermarsi. Quella forma di reverenza gli era familiare da così tanto tempo da aver perso qualsiasi interesse.
«Bentornato, Vostra Maestà», disse una guardia al suo passaggio.
Il Sovrano non rispose.
Attraversò corridoi di marmo nero e bianco, sale decorate con simboli antichi e porte dalle dimensioni sproporzionate rispetto a quelle di qualunque abitazione umana. Conosceva ogni parte di quel luogo, e proprio quella familiarità glielo faceva apparire sempre più limitato.
Aveva bisogno di vedere ciò che esisteva oltre. Raggiunse infine una stanza diversa dalle altre. Non vi erano troni, armi o consiglieri. Una grande finestra dominava la parete, mentre il profumo del tè riempiva l’ambiente.
Sua madre sedeva accanto alla finestra con un libro aperto tra le mani. Quando sentì la porta, alzò lo sguardo.
«Sei tornato.»
«Sì.»
Lei chiuse il volume e lo appoggiò accanto a sé.
«Com’è andata?»
Abyss rimase fermo per qualche secondo, poi si lasciò cadere sulla poltrona vicina senza preoccuparsi dell’eleganza che mostrava davanti alla corte.
«Gli umani hanno inventato un sistema assurdo.»
Sua madre inclinò il capo.
«Quale?»
«Per ottenere una torta servono degli euro.»
La donna scoppiò a ridere.
Abyss la guardò senza capire che cosa trovasse tanto divertente.
«E tu non ne avevi?» domandò lei.
«Naturalmente no.»
«Hai provato a prenderla?»
Abyss non rispose subito. Sua madre lo conosceva abbastanza da interpretare quel silenzio.
«Ci hai pensato.»
«Sì.»
Lei rise di nuovo, con maggiore intensità.
In quella stanza, Abyss non aveva bisogno di essere soltanto il Sovrano davanti al quale eserciti e consiglieri abbassavano lo sguardo. Era suo figlio, tornato da un viaggio con una storia che lei trovava irresistibilmente divertente.
Quando la risata si placò, la donna lo osservò con attenzione. Conosceva quell’espressione. L’aveva vista molte volte nel corso della sua crescita, ogni volta che qualcosa riusciva a catturare davvero la sua curiosità.
«Ti stanno ancora seguendo?»
Il divertimento scomparve dal volto di Abyss.
«Sempre.»
«E tuo padre?»
«Continua a sostenere che mi comporto in modo inadatto.»
Sua madre sospirò.
«Ha sempre avuto paura di ciò che non riesce a controllare.»
«Crede che finirò per distruggere tutto.»
«Lo farai?»
Abyss rivolse gli occhi verso la finestra.
«No.»
Non esitò neppure un istante.
«Se distruggessi tutto, non rimarrebbe più nulla da osservare.»
Sua madre annuì, come se non si fosse aspettata una risposta diversa.
«Allora continua a viaggiare. Esplora ciò che non conosci.»
Abyss tornò a guardarla.
«Davvero?»
«Sì.»
Lei si alzò e gli sistemò una ciocca di capelli, con la stessa naturalezza con cui lo aveva fatto quando era bambino. Nessun altro avrebbe osato rivolgersi a lui con una simile confidenza, ma sua madre non vedeva soltanto il Sovrano.
«Promettimi una cosa», disse.
«Quale?»
«La prossima volta trova il modo di comprare quella torta.»
Abyss sorrise.
«Lo prenderò come un ordine.»
La donna scosse lentamente il capo.
«No. Prendilo come un consiglio.»
Capitolo III – Il Consiglio
Il salone del consiglio era immenso. Le colonne salivano verso l’alto fino a confondersi con le ombre della volta, mentre il pavimento lucido rifletteva le grandi sfere luminose sospese sopra i presenti. Attorno alla sala, ogni posto era occupato. Mancava soltanto quello più importante.
I consiglieri attendevano da quasi un’ora. Davanti a ciascuno erano stati disposti rotoli, registri e documenti preparati per la riunione, ma nessuno aveva osato iniziare senza il Sovrano.
«Sua Maestà è in ritardo», sussurrò uno di loro.
Il consigliere seduto accanto lasciò uscire un sospiro.
«Di nuovo.»
Entrambi abbassarono immediatamente la voce, controllando che nessuno li avesse sentiti. Le loro lamentele non avrebbero cambiato nulla. Abyss sarebbe arrivato quando avesse ritenuto opportuno farlo, e nessuno nella sala era abbastanza incosciente da contestargli il tempo trascorso ad aspettarlo.
Il consigliere più anziano rimaneva in piedi accanto al proprio posto. Aveva servito il padre di Abyss e, ancora prima, il Sovrano che lo aveva preceduto. L’esperienza gli aveva insegnato a non fissare troppo a lungo le porte, come se l’impazienza potesse essere percepita attraverso di esse.
Il brusio cessò quando i battenti iniziarono ad aprirsi. Abyss entrò senza mostrare alcuna fretta. Camminava con la tranquillità di chi non riteneva di aver fatto attendere nessuno. Nella mano destra teneva un vecchio libro aperto, e continuò a leggere mentre attraversava il salone.
I consiglieri si alzarono. Lui non li guardò.
Raggiunse il trono, si sedette e terminò la pagina prima di chiudere il volume. Solo allora sollevò gli occhi verso la sala.
«Di che cosa stavamo parlando?»
I consiglieri si scambiarono alcune occhiate. Il più anziano avanzò di un passo.
«Maestà, non abbiamo ancora iniziato.»
Abyss sembrò sinceramente soddisfatto.
«Ottimo. Così non mi sono perso nulla.»
Nessuno ebbe il coraggio di osservare che la riunione non era iniziata proprio perché lui non si era presentato.
Il vecchio consigliere inspirò lentamente e srotolò il primo documento.
«Il primo argomento riguarda il Regno delle Nebbie. Hanno inviato una delegazione diplomatica.»
Abyss appoggiò il libro sul bracciolo del trono.
«Per quale motivo?»
«Desiderano stipulare un’alleanza permanente e garantire rapporti pacifici tra i nostri popoli.»
La risposta attirò finalmente la sua attenzione.
Nel salone calò un silenzio prudente. Il Regno delle Nebbie aveva impiegato molto tempo per preparare quella proposta, e i consiglieri avevano trascorso giorni a valutarne ogni possibile conseguenza. Commerci, confini, obblighi reciproci e rapporti tra le rispettive autorità avrebbero richiesto discussioni lunghe e complesse.
Abyss rimase immobile per qualche secondo.
«Accetto.»
Più di un consigliere sollevò lo sguardo. Il più anziano controllò il documento, come se vi fosse la possibilità di aver letto l’argomento sbagliato.
«Accettate l’alleanza, Maestà?»
«È quello che ho detto.»
«Senza esaminare le condizioni?»
Abyss si alzò dal trono.
«Non ho detto che accetterò le loro.»
Scese lentamente i gradini, lasciando il libro dov’era. Il suono dei suoi passi si diffuse nella sala mentre raggiungeva il centro del salone.
Il consigliere anziano tenne pronto lo strumento con cui annotava le decisioni.
«Quali condizioni desiderate imporre?»
Abyss sorrise.
«Se vogliono la pace con il mio regno, dovranno assicurarsi che io non mi annoi.»
La mano del consigliere rimase sospesa sopra il rotolo.
«Perdonate, Maestà. Credo di aver sentito male.»
«Hai sentito perfettamente.»
Abyss incrociò le braccia e osservò i presenti, aspettandosi che qualcuno iniziasse a scrivere.
Il consigliere abbassò lentamente lo sguardo.
«In quale modo il Regno delle Nebbie dovrebbe soddisfare questa condizione?»
«Pretendo feste.»
La prima parola venne annotata.
«Festival.»
Il consigliere continuò a scrivere.
«Competizioni, spettacoli, concerti e banchetti degni di essere ricordati.»
La punta dello strumento rallentò. Abyss se ne accorse.
«Non hai scritto l’ultima parte.»
«La stavo formulando, Maestà.»
«Scrivila esattamente come l’ho detta.»
«Naturalmente.»
Il vecchio consigliere riprese ad annotare. Abyss passeggiò davanti alle prime file.
«Non voglio assistere ogni anno alle stesse celebrazioni con nomi differenti. Dovranno offrirmi qualcosa di nuovo.»
Uno dei consiglieri sollevò con cautela una mano.
«Potremmo chiedere alla delegazione di specificare un calendario di eventi prima della firma del trattato.»
«No.»
L’uomo abbassò immediatamente la mano.
Abyss proseguì: «Se mi spiegassero tutto in anticipo, non sarebbe più nuovo.»
«Comprendo.»
«Ne dubito.»
Il consigliere decise di non rispondere. Il più anziano lesse rapidamente quanto aveva scritto.
«Feste, festival, competizioni, spettacoli, concerti, banchetti e intrattenimenti non anticipati. Dovranno essere organizzati con una frequenza stabilita?»
Abyss rifletté.
L’intera sala attese.
«Almeno cinque celebrazioni ogni anno.»
«Cinque», ripeté il consigliere mentre scriveva.
«Come minimo.»
La precisazione venne aggiunta.
Un giovane membro del consiglio, seduto nelle file più lontane, guardò i colleghi in cerca di conferme. Era troppo inesperto per riconoscere il momento in cui il silenzio costituiva la scelta più prudente.
«E se il Regno delle Nebbie rifiutasse?»
Il consigliere accanto a lui trattenne il respiro.
Abyss si voltò. Il giovane impallidì, ma ormai la domanda era stata pronunciata.
«Se rifiutassero», ripeté il Sovrano.
«Sì, Maestà. È possibile che considerino le condizioni troppo… impegnative.»
Abyss lo osservò con un interesse che non tranquillizzò nessuno.
«Allora probabilmente dichiarerò guerra.»
La risposta arrivò con la stessa naturalezza con cui avrebbe potuto accettare un invito. Il giovane deglutì.
«Per conquistarli?»
«No.»
«Per vendicare il rifiuto?»
«No.»
Il ragazzo esitò, ma non riuscì a fermarsi.
«Per espandere il regno?»
Abyss sembrò quasi infastidito dall’insistenza.
«Per divertirmi.»
Il silenzio successivo fu assoluto.
Il giovane consigliere abbassò lo sguardo sul proprio documento, anche se davanti a lui non vi era nulla che richiedesse di essere letto. Il più anziano continuò a scrivere. La mano gli tremava appena, ma la calligrafia rimase precisa.
«Inserirò nel trattato almeno cinque celebrazioni annuali obbligatorie.»
Abyss si avvicinò abbastanza da leggere il rotolo.
«Aggiungi che dovranno essere differenti tra loro.»
«Sì, Maestà.»
«E che una festa noiosa non verrà conteggiata.»
Il consigliere si fermò.
«Come dovrà essere stabilito se una celebrazione è noiosa?»
Abyss lo guardò.
L’uomo comprese la risposta prima ancora che fosse pronunciata.
«Naturalmente», disse, riprendendo a scrivere. «Sarà Vostra Maestà a stabilirlo.»
«Vedi? Quando si ragiona con calma, si evitano molte guerre inutili.»
Qualcuno tossì. Un altro consigliere chinò il capo, fingendo di controllare i propri appunti per nascondere l’espressione incredula. Il giovane che aveva posto la domanda, però, non sembrava trovare particolarmente rassicurante quella definizione di “guerra evitata”.
Il consigliere anziano arrotolò il documento.
«Comunicheremo le vostre condizioni alla delegazione.»
«Bene.»
«Desiderate incontrare personalmente i rappresentanti del Regno delle Nebbie?»
Abyss guardò il libro rimasto sul trono.
«Sono interessanti?»
«Sono diplomatici esperti.»
«Non è ciò che ho chiesto.»
Il consigliere rifletté con attenzione.
«Non posso stabilire se li troverete interessanti.»
«Allora incontrateli voi. Mi chiamerete se diranno qualcosa che merita di essere ascoltato.»
«Come desiderate.»
Abyss tornò al trono e recuperò il libro, ma non lo riaprì. Il consiglio doveva ancora affrontare gli altri argomenti, e perfino lui sapeva che ignorarli del tutto avrebbe generato problemi abbastanza fastidiosi da richiedere in seguito la sua presenza.
Si parlò di commerci, eserciti e confini.
Un consigliere presentò una disputa tra due territori. Abyss ascoltò le spiegazioni, interruppe entrambi i rappresentanti quando iniziarono a ripetere gli stessi argomenti e stabilì una soluzione prima che qualcuno potesse proporgliene una. Un altro riferì di ritardi nelle consegne provenienti da una regione lontana.
«Quanto ritardo?» domandò Abyss.
«Tre cicli, Maestà.»
«Concedetegliene uno per risolvere il problema.»
«E se non fosse sufficiente?»
«Lo sarà.»
Il consigliere annotò la decisione senza chiedere che cosa sarebbe accaduto in caso contrario.
La discussione successiva riguardò l’organizzazione delle forze lungo un confine. Abyss ascoltò solo finché comprese la situazione, quindi indicò quali unità spostare e dove collocarle. Nessuno contestò la scelta. Quando interveniva, non cercava un compromesso.
Decideva.
A volte le sue risposte coincidevano con quanto i consiglieri avevano preparato. Altre volte costringevano tutti a riscrivere interi piani. Nessuno riusciva a prevedere quale dettaglio avrebbe attirato la sua attenzione o quale questione avrebbe liquidato con poche parole.
Il libro rimase chiuso sulle sue ginocchia per tutta la durata della riunione.
Abyss lanciava di tanto in tanto uno sguardo alla copertina, rendendo evidente che avrebbe preferito tornare a leggerlo. I consiglieri iniziarono quindi a esporre gli ultimi argomenti con una rapidità crescente. Quando anche l’ultimo rapporto fu concluso, il Sovrano si alzò.
«Se non c’è altro, andrò a cercare qualcosa di interessante da fare.»
Nessuno aggiunse un nuovo punto all’ordine del giorno.
Abyss prese il libro e attraversò il salone. Le enormi porte si aprirono davanti a lui e si richiusero dopo il suo passaggio.
I consiglieri rimasero immobili ancora per alcuni secondi. Soltanto quando furono certi che non sarebbe tornato, il giovane che aveva parlato prima si rivolse al consigliere anziano.
«Pensate davvero che avrebbe dichiarato guerra soltanto perché si annoiava?»
L’uomo fissò le porte.
Aveva servito abbastanza Sovrani da sapere quando una minaccia veniva pronunciata per ottenere un risultato e quando, invece, descriveva una possibilità reale.
«Forse.»
Il giovane attese una spiegazione.
Il vecchio consigliere raccolse il rotolo contenente le condizioni dell’alleanza.
«Credo comunque che preferirebbe una festa.»
Nessuno nella sala trovò quella conclusione rassicurante.